Capitolo 1 la Macchina Gentile

Nel periodo tra le due guerre mondiali, il Lanificio Paoletti vide accrescersi il numero di committenze da parte della famiglia reale per la produzione di nuove linee di abiti da cerimonia, ma anche dagli ambienti dell’alta moda parigini.

La tecnologia produttiva dell'epoca fu in parte rivoluzionata da un nuovo modello di macchina tessile delle industrie Woolridge di Canterbury, nel Kent, che univa all’alta velocità esecutiva una grandissima precisione. Una “soft machine”, come veniva pubblicizzata, capace di notevole flessibilità nel realizzare su larga scala i pattern più complessi ed arditi.

La figlia dell’industriale Woolridge, Margareth, nell’estate del 1938 fu ospite dei conti Brandolini presso Castelbrando. Amante dell'arte, e tra le principali collezioniste del Picabia “macchinico”, era scesa in Italia per il grand tour e per seguire gli affari del padre. Una delle nuove macchine era da poco stata consegnata a Follina.

Durante una visita al Lanificio Paoletti rimase colpita da un’immagine: una delle macchine in azione nello stabilimento era avviluppata da filamenti di lana rosa fosforescente. Raccolse da terra un po’ della lana, chiedendo il perché quel colore così intenso ed insolito.

E’ un colore che è stato scelto dal Principe”, le risposero.

Fu così che Margareth conobbe Paloma, “il Principe”, come lo chiamavano tutti per via della sua notevole somiglianza con Umberto II di Savoia. Era il designer responsabile della selezione dei colori e pattern per le commesse più importanti. Stava ultimando una nuova campionatura quando Margareth lo raggiunse in archivio.

Così lei sarebbe il Principe”, disse presentandosi.
Così dicono. E’ un vero piacere Signorina Lana”, rispose lui scherzando sul cognome di Margareth (Wool[ridge]).